Informazione da Haiti

 

28.07.2010
Informazione da Haiti

Informazione da Haiti

Cari fratelli,

Il tempo passa sempre molto veloce, e Haiti non fa più notizia. Le TV e i giornali non dicono più nulla. Molti tra voi stanno chiedendo cosa succede qui e come questo popolo sta risalendo la china.

Ecco, sono già passati cinque mesi. Non si nota più che questo paese è in un vero caos. Sono andato solo due volte verso il centro della città, soprattutto per vedere la situazione delle 3 farmacie e della libreria che normalmente mi forniscono per l’ambulatorio. Le farmacie sono pieni di crepe e muri dissestati mentre la libreria, quasi centenaria, è schiacciata!

Edifici che sembravano solidi, ben sistemati, con 3 o 4 piani sono completamente crollati su se stessi. Tutti gli edifici hanno delle crepe se non sono ancora crollati. Ci sono anche dei monticelli di sgomberi cosparsi sulle strade che bloccano la circolazione.

Pian piano, alcuni uomini rompano, con la mazza, i muri, le lastre, il cemento per recuperare i ferri e guadagnare cosi qualche soldo. Lavorano sotto un sole cocente. Da due mesi fa molto caldo. Anche il più piccolo movimento ci fa sudare: la fronte da asciugare, la camicia bagnata, la diuresi è quasi nulla e dei bottoni appariscono sulla pelle. Normalmente, questa situazione si dà nei mesi di luglio e agosto. Se il caldo comincia già adesso, che faremo in luglio e agosto? Di più le zanzare hanno proliferate di maniera anormale. Ci sono dieci volte più da prima. Sembra che siano diversi secondo il momento della giornata: ci sono quelli del mattino, altri circolano nel pomeriggio e alcuni tipi piccano nel fine della giornata e durante la notte.

Torno alla mia vista nel centro della città. La seconda è stata per comprare dei farmaci in una delle farmacie danneggiate che si é spostata alcune strade più lontano e si situa in una zona dove ci sono due mercati importanti. Una cosa impressionante. Tutto il quartiero e i due mercati sono completamente schiacciati. Alcuni edifici di 3 a 4 piani ancora in piedi sono più inclinati (pendenti) che la torre di Pisa e le macchine passano sotto. Tutto il quartiero è distrutto. Solo resta in piedi questo edificio molto solido della farmacia che può ancore fornire tutti i Centri di salute.

Tutto è distrutto e le strade sono piene di bancarelle dove i piccoli venditori si sono sistemati. La strada è affollata come prima, come se niente avesse accaduto. Se solleviamo i sgomberi, possiamo scoprire ancora alcuni cadaveri. numerosi corpi sono sempre lì, mai tolti. La municipalità sembra impotente. Non si vede nessuna attività di bulldozer o di lavori pubblichi per sgomberare tutti questi siti coperti di rovine. Le persone sono arrabbiate in alcuni quartieri, però nulla cambia. Le persone continuano a lavorare oppure a vendere come se niente avesse successo.

Le persone cominciano a smontare le rovine delle loro case e buttano via i sgomberi al lato della strada aspettando che un giorno i poteri pubblici raccolgono tutto il calcinato. Non si sente però che i poteri pubblici siano presenti ed efficaci. È sempre difficile circolare nel centro città, le vie sono ingombrate di calcinacci che a volta chiudono completamente la strada. Molte volte dobbiamo cercare strade collaterali per arrivare al nostro destino. Per es., per arrivare alla Fraternità di sant’Alessandro, ogni volta bisogna seguire un altro cammino. Se non ci sono sgomberi che bloccano l’accesso, sono le tende che la popolazione ha sistemate. Appena c’è uno spazio o un terreno libero, è invaso di una serie di tende: di camping, di plastico o di tela per i più infelici che ancora non hanno ricevuto nulla. E loro sono moltissimo di più di che pensiamo.

Adesso la pioggia ritorna sporadicamente e abbastanza forte. La vita è dura per quelli che hanno una piccola protezione di lamiera o un’altra.
La parrocchia tenta di riorganizzarsi. Le attività dei gruppi hanno ricominciato normalmente. I giovani hanno unito le loro forze e pian piano hanno rotto con la mazza tutto il campanile in piccoli pezzetti. Il lavoro ha durato alcune settimane. Noi li incoraggiavamo preparando una collazione la mattina prima del lavoro, e dopo con un pranzo di riso alle 13:00, prima di tornare a casa.

All’inizio ci fu l’ONG di Taiwan che seguiva il progetto, dopo la parrocchia l’ha sostituita. Le montagne di sgomberi furono caricate in camion inviati dalla municipalità con alcuni giovani che l’USAID paga e alimenta per sgomberare nella città. Purtroppo loro perdono tempo e non lavorano con ardore perché vogliono essere pagati più giorni e non vogliono lavorare tropo. Il lavoro che si avrebbe potuto fare in 4-5 giorni è stato realizzato in 12 giorni. 35 camion hanno portato via gli sgomberi. Avevamo chiesto di portarli alla cappella di Sarthe per colmare il livello di terreno prima di ricostruire una nuova cappella. I ragazzi sono andati lì due volte però dopo, stimando che il luogo era molto prossimo e che il camion tornava tropo velocemente per essere pieno, hanno continuato a trasportare però fuori città.

Adesso la piazza di fronte alla chiesa è pulita e sgomberata e si utilizza la parte della chiesa quasi normalmente. Alcuni superstiziosi hanno ancora paura di tornare nella chiesa che potrebbe cadere si altre scosse forte si succedevano. Numerose piccole scosse fino a 4 punti nella scala di Richter voltano di quando in quando.

Un parrocchiano generoso ha offerto un gigantesco plastico per porre al posto del campanile e proteggere cosi dal sole ardente durante le messe dominicale. Il parrocchiano è venuto fissarlo lui stesso, vedendo che tardavamo in farlo, perché mancavano le strutture per fissarlo bene. Il plastico fu fissato con corde e già la mattina seguente cominciava a stracciarsi con il movimento del vento.

In aprile, altro malessere generale. Nessuna benzina durante 3- 4 settimane, né diesel durante 10 giorni. I “tiptap” sono meno numerosi, più cari e la gente del centro città è insoddisfatta. Non si sa quella sarebbe la causa. Una mancanza di approvvigionamento, un blocco sottile per fare aumentare i prezzi?

Sembra adesso che le cose tornano alla normalità. Nel mercato, la situazione continua difficile. Non sono presenti tutti i prodotti. I prezzi crescono fortemente. I venditori della campagna hanno certe difficoltà per incamminare i prodotti verso la capitale. La pioggia disturba le raccolte, i trasporti, etc.…Le aziende di pane, de birra o bevande non funzionano ancora come prima. La richiesta è forse tropo forte.

La circolazione nella capitale è più difficile. Là, c’è più blocco del traffico, bisogna il doppio di tempo.

Sul piano della salute, ci sono anche ripercussioni. Numerose vittime dell’ipertensione e diabétici sono scompensati, sebbene abbiano preso i loro farmaci. Ho raddoppiato la mia clientela diabetica perché diversi pazienti non trovano più il loro medico, oppure il luogo dove andavano abitualmente non esiste più.

Le malattie della pelle, le diarree, le tossi, le crisi di reumatismo sono più frequenti, viste le condizioni di vita. La gente dorme fuori e con una più grande promiscuità. Ci sono ugualmente più donne incinte. Ho sempre lo stesso numero di pazienti sebbene alcune ONG operino ancora nella capitale dopo quattro mesi dal sisma.

Comincio a incontrare luoghi in cui comprare i farmaci, però tutti i prezzi aumentano e tutto non è più accessibile a una tasca ordinaria, che spesso è vuota.

Nel mese di marzo, ho beneficato dell’assistenza di 4 suore francescane ( Panama, Perù e Colombia) che me hanno soccorso per ricevere i pazienti, ordinare le cose, dare i farmaci. Le suore si sono adattate alla situazione, e anche alla lingua.

Nella Fraternità siamo in 4 e camminiamo come possiamo, pian piano.

I fratelli in formazione hanno delle difficoltà. Per i filosofi, l’interruzione dei corsi è stata lunga, loro proseguiranno gli studi in luglio. I candidati al noviziato non possono ottenere il visto per il Guatemala, era già molto complicato per i passaporti. Bisogna considerare un noviziato sul posto, perché per andare all’estero costa troppo e molte energie si disperdono.

In maggio abbiamo già iniziato il progetto di aiuto alimentare per 400 famiglie nella parrocchia e per cento famiglie in Livallois, nella casa di Sant’Alessandro saranno nutrite 600 famiglie. Ci sarà una distribuzione ogni mese durante 4 mesi. La prima si è svolta con una buona cooperazione dei volontari della parrocchia e si è compiuta con calma e nella discrezione. Le persone ricevono una certa quantità di olio, di riso, di fagioli secchi, di spaghetti e di salsa di pomodori.

Il progetto seguente sarà di aiutare alcune famiglie a ricostruire le loro case, però è più difficile perché bisogna assicurarsi che si tratta realmente del loro terreno. Si fornirà il materiale di costruzione e gli abitanti parteciperanno alla manodopera.

Altri progetti sono allo studio: la riparazione del presbitero, la costruzione di locali per il servizio di salute. Non si sa se sono ancora sogni oppure diventeranno un giorno realtà? A seguire.

Alla fine di giugno, arriveranno due suore francescane che vogliono impiantarsi in Haiti. Vengono prospettare e resteranno tre mesi qui nella parrocchia. Per loro abbiamo trovato una villetta per il tempo dell’esperienza.

Come lo vedete, non restiamo con le mani in mano, sebbene tutto pari difficile e paralizzato.

Grazie per il vostro sostegno fedele, nel pensiero o nella preghiera.

Voi siete nella mia preghiera e che il Signore vi benedica.

Pace e bene a tutti.

Fr. Jean-Louis.


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