Omelia conclusiva del Ministro Provinciale

 

09.07.2009
Omelia conclusiva del Ministro Provinciale



A conclusione del Capitolo in festa giubilare
all’inizio dell’Anno Sacerdotale

Celebriamo  un evento di fede: l’incontro con il Signore crocifisso e risorto, che è il cuore di questa celebrazione eucaristica e che ci riporta all’esperienza di Tommaso. Gesù ci viene incontro ancora una volta e ci mostra le sue mani e il suo costato per rinsaldare la nostra fede, perché anche noi, vedendo le meraviglie del suo amore, continuiamo a dire: “Mio Signore e mio Dio”.

1. Con questa fede, vogliamo innanzitutto rendere grazie al Signore per il Capitolo appena concluso. Evento di fraternità e momento unico per verificare e rilanciare la nostra capacità di “restituire moltiplicati al Signore” i tanti doni che abbiamo ricevuto, nell’impegno, in questo VIII Centenario della fondazione del nostro Ordine, a rileggere la grazia delle origini, perché anche noi possiamo incarnala nel nostro tempo e nei luoghi dove saremo chiamati dall’obbedienza, continuando a testimoniare il carisma del nostro Serafico Padre Padre san Francesco.


Ci siamo soffermati sul mandato ricevuto da Francesco a San Damiano di “riparare la Casa del Signore”, nella consapevolezza di dover innanzitutto incominciare da noi stessi, dal nostro cuore e dalla nostra Fraternità, a livello locale e a livello provinciale. Abbiamo ribadito che non potremo mai testimoniare e annunciare ad alcuno il Vangelo – e soprattutto in questi tempi difficili di incertezze, ma anche di richesta di senso e di testimonianze di autenticità – se innanzitutto non saremo noi stessi vangelo vissuto, se non ci lasceremo noi per primi evangelizzare. Per questo dovremo porre molta attenzione a quanto abbiamo programmato per la nostra vita di unione con Dio e di fraternità nella minorità e nella solidarietà.

Il Vangelo è sempre una sfida che non ci permette di tenerlo solo per noi stessi. Di qui l’urgenza di un rinnovato slancio missionario, sia nell’impegno a rinnovare le svariate forme di evangelizzazione tradizionale, sia nell’essere più coraggiosi nell’avviare esperienze di nuova evangelizzazione; ma anche nell’aprirci di nuovo e maggiormente alla missione ad gentes, attraverso la disponibilità di frati e di risorse per sostenere i numerosi progetti dell’Ordine.

Siamo stati, infine, sollecitati a rinnovare la nostra missione inter gentes, come “minori tra i minori”: “a continuare ad essere i frati del popolo e con il popolo chiamati a sentirci mendicanti di senso – come ci detto il Generale nell’omelia conclusiva – pronti a elaborare e mettere in pratica nuovi progetti di evangelizzazione per le situazioni attuali... che ci riportino nei chiostri dimenticati, nei luoghi di frattura”; a rispondere al rinnovato bisogno di Dio che non sempre riusciamo ad intercettare; a rinnovare le nostre modalità di presenza perché possano continuare ad essere, come recitava il tema del Capitolo Generale: “missionari nel cuore del mondo, come fratelli e minori, con il cuore rivolto al Signore”.

2. Concludiamo il Capitolo in questo luogo dove p. Pio da Pietrelcina ha tante volte celebrato il suo incontro mistico con Xo sull’altare della croce. P. Pio ha unito le sue sofferenze a quelle di Cristo, fino a diventare come Francesco, una copia vivente di Cristo crocifisso. Ma p. Pio è stato anche un vangelo vissuto nella ordinarietà della sua vita di consacrato, di figlio di Francesco, di sacerdote.
-    Ha amato Xo presente nella Chiesa attraverso l’obbedienza: accettando con fiducia e pazienza anche le imposizioni più difficili;
-    Ha amato Xo presente nei fratelli, senza mai distaccarsi dalla sua comunità;
-    Ha amato Xo presente nei poveri e negli ammalati: facendosi strumento della provvidenza di Dio nel dare sollievo alla sofferenza;
-    E’ stato ministro e strumento della misericordia di Dio: con una disponibilità unica all’ascolto e all’accoglienza dei peccatori.

P. Pio ci trasmette soprattutto il segreto e la forza della fede, in questi nostri tempi di fede incerta o, potremmo quasi dire, di fede a fasi alterne, a seconda di come vanno le cose. La fede di p. Pio lo ha invece mantenuto nella stabilità e nella fedeltà; gli ha dato – come ha ricordato il Papa due domeniche fa - la forza necessaria per resistere al male personificato nel demonio, tenendolo fortemente abbracciato a Cristo crocifisso. Imparando dall’apostolo Tommaso a mettere il dito nelle ferite delle mani e del costato di Cristo, ha saputo sempre confessare: “Mio Signore e mio Dio”. E questo è il segreto della sua vittoria.

E proprio rifacendosi a questo spessore di fede, di consacrazione, di oblazione illimitata di p. Pio, voglio far risuonare anche per tutti noi l’ammonizione che il Santo Padre ha rivolto ai confratelli cappuccini: “I rischi dell'attivismo e della secolarizzazione sono sempre presenti... molti di voi, religiosi, religiose e laici, siete talmente presi dalle mille incombenze richieste dal servizio ai pellegrini, oppure ai malati nell'ospedale – e noi potremmo aggiungere: ai fedeli nelle parrocchie, nei santuari, nelle cappellanie e in tante altre mansioni - da correre il rischio di trascurare la cosa veramente necessaria: ascoltare Cristo per compiere la volontà di Dio. Quando vi accorgete che siete vicini a correre questo rischio, guardate a Padre Pio: al suo esempio, alle sue sofferenze; e invocate la sua intercessione, perché vi ottenga dal Signore la luce e la forza di cui avete bisogno per proseguire la sua stessa missione intrisa di amore per Dio e di carità fraterna”.

3. Giubilei sacerdotali. Questa Eucaristia vuole essere anche un evento giubilare per fare memoria dell’ordinazione sacerdotale, avvenuta 50 anni fa, di fr. Giacinto, fr. Eugenio-Antonio e fr. Bentivoglio, all’inizio dell’anno sacerdotale con il quale il Papa vuole proprio far riscoprire tutta la ricchezza, l’attualità e la centralità del sacerdozio per la Chiesa.

Rifacendosi al Santo Curato d’Ars. – che vedeva il Sacerdote come “l’economo del buon Dio, l’amministratore dei suoi beni” (cf Lett. Papa) – il Santo Padre evidenzia la grandezza del dono e del compito affidati ad una creatura umana con espressioni che richiamano quelle del nostro Serafico Padre : “Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia” (cf Lett. Papa).

Nello stesso tempo rendiamo grazie a Dio – come dice il Papa – per “la fedeltà coraggiosa - di questi nostri confratelli – che pur tra difficoltà e incomprensioni, sono rimasti fedeli alla loro vocazione di ‘amici di Cristo’, particolarmente chiamati, prescelti e inviati” (cf Lett. Papa). Una fedeltà che è per tutti noi e per la Chiesa stessa motivo di consolazione e di grande speranza.

Rendiamo grazie per P. Giacinto, che ha espresso la sua fecondità sacerdotale nell’attività educativa, negli Istituti e nei Collegi della Provincia, e poi nella pastorale parrocchiale a Lucera e a Toro; per  P. Bentivoglio che, dopo aver ricoperto l’ufficio di Maestro degli studenti nel Chiericato di Manfredonia, ha servito la Provincia e l’Ordine come economo e svolgendo attività pastorali anche a Sepino, a Campobasso e a Foggia; e per P. Antonio, che dopo alcuni anni trascorsi nei Conventi della Provincia è stato Cappellano Militare per oltre 30 anni: un ministero esercitato con entusiasmo, con passione e dedizione, così come continua a fare ora a Lucera.
A loro e a tutti noi – consacrati anche nella vita religiosa - il Papa presenta il Santo Curato d’Ars come modello sacerdotale da seguire in maniera esemplare anche nell’osservanza  dei consigli evangelici, in quanto eccelse nella povertà (“pur maneggiando molto denaro, sapeva che tutto era donato alla Chiesa e ai poveri e alla fine potè affermare: non ho più niente, il buon Dio può chiamarmi quando vuole”); nella castità (“che – dicevano i fedeli – brillava nel suo sguardo quando guardava al tabernacolo con gli occhi di un innamorato”); e nell’obbedienza (che consisteva nel “servire Dio come Lui vuole essere servito e fare solo ciò che può essere offerto al buon Dio”).

4. Mentre auguro a questi confratelli di custodire sempre il prezioso tesoro del sacerdozio, ricevuto come dono e come compito; di continuare a restituire al Signore moltiplicati i doni che ha loro elargito; e di cantare, con le parole  della Vergine Maria, le meraviglie che ha compiuto e continuera a compiere nella loro vita: “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome”; nello stesso tempo Vi invito ad entrare in questo Anno straordinario perché possa produrre nell’animo di ciascuno di noi quanto auspicato dal Santo Padre:
-    “suscitare un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo e alla Chiesa che ispirarono il pensiero e l’azione del Santo Curato d’Ars;
-    suscitare una autentica testimonianza di unità con i Vescovi, tra di noi e con i laici che, oggi come sempre, è tanto necessaria;
-    rinnovare quella fede nel Maestro divino che sola può darci la forza per guardare con fiducia al futuro ed essere, così, nel mondo di oggi messaggeri di speranza, di riconciliazione e di pace”.
Portiamo sull’altare il lavoro fatto in questi giorni per la nostra Fraternità provinciale, perché il Signore lo fecondi con la sua grazia e ci doni quei frutti di autenticità francescana e di rinnovato slancio apostolico, perché possiamo continuare a rendere presente in maniera luminosa ed efficace, nella Chiesa e nel mondo, il carisma del nostro Serafico Padre san Francesco: la grazia delle origini. Amen

Fr. Pietro Carfagna, ofm
ministro provinciale