FRA CARBALLO AL CAPITOLO GENERALE

 

01.07.2009
FRA CARBALLO AL CAPITOLO GENERALE

MINISTRO GENERALE - RELAZIONE AL CAPITOLO

Presentazione terza parte - 28-05-2009
EVANGELIZZAZIONE E MISSIONE


INVIATI A PROCLAMARE IL VANGELO


La Chiesa nasce e vive per la missione. La missione evangelizzatrice dovrà rispondere a due fenomeni: a) la non conoscenza di Cristo di gran parte dell’umanità; b) la crescita dell’ateismo pratico e teorico. A ciò si aggiunge la presenza di molta gente battezzata ma evangelizzata pochissimo, con una fede fragile e vacillante, indifferente al Vangelo.
C’è bisogno di missionari per portare il Vangelo là dove Cristo non è conosciuto e di missionari che promuovano una vera evangelizzazione tra i battezzati. La missione evangelizzatrice si realizza all’interno della comunità cristiana per rinnovare il primo amore e all’esterno di essa, a tutti i popoli  (ad gentes). Queste due modalità cono complementari.
Francesco e i suoi primi compagni fin dall’inizio hanno intuito queste due forme di missione. La nostra Regola ha un capitolo sulla predicazione (Rb 9) e un altro sulla missione ad gentes (Rb 12). Francesco, inoltre, trova modi molto concreti per attuarla: la gratuità e l’itineranza, in fraternità e in un clima di incontro, intessendo relazioni interpersonali, offrendo la riconciliazione e la pace. L’Ordine è chiamato e inviato ad evangelizzare i vicini e i lontani, i battezzati e non battezzati, ad intra e ad gentes.

Riorganizzazione del Segretariato generale
Con le decisioni capitolari del 2003 il Segretariato generale delle missioni è divenuto il Segretariato generale per l’Evangelizzazione (SGE). Si è nominato un Segretario generale e un Moderatore generale per le missioni (ad gentes). Fin da subito si è visto che era importante inserire il servizio per il Dialogo all’interno di questo Segretariato e, in seguito, è stato nominato anche un Animatore per la Pastorale dell’Educazione.

EVANGELIZZAZIONE ORDINARIA

Principali attività
Sono stati organizzati due seminari sulle‘nuove forme di evangelizzazione, con indicazioni perché l’Ordine ritrovi la bellezza di evangelizzare e scopra nuovi metodi per annunciare il Vangelo in un mondo secolarizzato. In questo contesto si è eretta la Fraternità internazionale di Palestrina, a cui abbiamo già accennato.
Uno spazio molto rilevante di evangelizzazione continua ad essere la parrocchia. Come frutto di questa attenzione è stato pubblicato il sussidio: Inviati ad evangelizzare in fraternità e minorità nelle parrocchie, che offre gli elementi essenziali per elaborare un progetto pastorale parrocchiale in chiave francescana.
Il SGE ha organizzato una serie di incontri e congressi nelle varie Entità e Conferenze dell’Ordine. Il principale è stato il I Congresso internazionale francescano in Argentina. Allo stesso modo sono stati anche animati e coordinati gli incontri del Consiglio internazionale per l’Evangelizzazione e quelli del Comitato di animazione. Non meno importanti sono state le visite alle Entità e l’accompagnamento dei Segretariati provinciali per l’Evangelizzazione.

Segni di speranza
È cresciuta la coscienza di essere parte di una Fraternità in missione. La certezza che la missione evangelizzatrice è la nostra ragion d’essere ha portato a rinnovare le forme e i metodi tradizionali di evangelizzazione e anche a cercare altre forme secondo le attuali esigenze.
Come esempi di rinnovamento delle forme tradizionali di evangelizzazione possiamo citare: le missioni popolari con un nuovo stile e contenuto; la pastorale di santuari con servizi alternativi (come l’ascolto); la pastorale parrocchiale non affidata ad un singolo Frate ma alla Fraternità; la pastorale della salute e quella carceraria che accompagnano persone in situazioni molto difficili.
Per quanto riguarda le nuove forme di evangelizzazione si distinguono tra gli altri l’uso dei mezzi di comunicazione come la televisione, la radio, internet, ecc. e la pastorale del turismo, che si realizza tanto nelle nostre strutture che in quelle della Diocesi. Va ricordata, poi, la presenza dei Frati nelle zone di emarginazione e dimenticate; luoghi dove generalmente si trovano i lebbrosi, i drogati, i desplazados, i malati di AIDS… Vi sono anche molti Frati che rischiano la propria vita con coraggio e audacia in situazioni di violenza e di estrema povertà.

Chiamate alla conversione
La nostra evangelizzazione richiede un profondo rinnovamento nei contenuti, nelle forme e nei metodi, se vogliamo rispondere alle esigenze di oggi.

La pastorale di conservazione o mantenimento è ancora molto forte nell’Ordine. È necessario ripensare e rilanciare con fedeltà e audacia la nostra missione evangelizzatrice a fronte delle nuove circostanze, abbandonando, se necessario, strutture caduche che ormai non aiutano la trasmissione della fede.
La nostra evangelizzazione continua ad essere troppo clericale e, perciò, lascia poco spazio ai fedeli laici. Per questo è urgente aprirsi a loro, valorizzare la loro presenza e partecipazione e affidare loro ministeri e responsabilità nella Chiesa. Questo principio è valido anche per i Frati laici delle nostre Fraternità.

Aperti al futuro
La missione evangelizzatrice in questo terzo millennio si caratterizza come una nuova evangelizzazione.
È urgente una lettura attenta dei segni dei tempi e dei luoghi se vogliamo scoprire o creare nuove forme e metodi di evangelizzazione. La nostra condizione di itineranti, inoltre, ci porta a mantenere un atteggiamento di costante dinamismo per rimanere aperti a ciò che il Signore può ispirare o alla sfide che possono giungere in ogni momento.
Abbiamo bisogno di creatività e audacia missionaria per rispondere a quest’epoca postmoderna e postcristiana. Solo così riusciremo a far penetrare il Vangelo nella nostra cultura con un messaggio comunicativo, trasparente, efficace e, perciò, contagioso.
È necessario passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria. Questo nuovo impeto missionario ci aiuterà ad abbandonare una vita radicata nella comodità, nella stanchezza e nella tiepidezza.
La revisione del nostro stile di vita e missione implica alcuni aspetti molto concreti:

Lasciarsi evangelizzare. Non basta annunciare agli altri il Vangelo, è necessario essere a nostra volta evangelizzati fino a trasformarci in buona notizia. Questo è possibile se ci si lascia raggiungere, trasformare e motivare dal Vangelo. Per questo, più che annunciare il Vangelo, bisogna confessarlo con la vita.
Qualificare il messaggio. Per questo è necessaria la presenza di segni vivi e trasparenti che manifestino la presenza del Signore che interpella le coscienze. C’è bisogno di testimoni vivi della carità, di un amore vissuto nella radicalità evangelica. Qualificare il messaggio, inoltre, significa partire da Gesù come centro e fine dell’evangelizzazione.
Aprirsi ai nuovi areopaghi. La presenza sempre più visibile di gruppi scristianizzati o poco evangelizzati, insieme ai rapidi e profondi cambiamenti sociali, hanno creato nuovi spazi sociali e culturali, nuovi areopaghi, ai quali si deve offrire nuovamente il messaggio liberatore del Vangelo. Questo ci porta a scoprire o inventare un linguaggio adeguato e comprensibile (cf. At 17,22-31). Tra questi nuovi spazi vi è «l’impegno per la pace, lo sviluppo e la liberazione dei popoli», i diritti umani, la promozione della donna, la salvaguardia del creato. È urgente, proprio per questo, discernere questi spazi e avvicinarsi ad essi come fermento e lievito e non da padroni.
Formarsi adeguatamente. La missione evangelizzatrice esige una preparazione solida e adeguata in ogni circostanza, ancor di più nel caso dei nuovi areopaghi, se si vuole essere interlocutori idonei, capaci di portare avanti un dialogo fecondo con le nuove realtà, in particolare con quelle che si trovano nei luoghi di frontiera.
Inculturare il Vangelo. Anche se nessun modello culturale può imprigionare il Vangelo, perché esso non si identifica con nessuna cultura, senza dubbio il Vangelo deve incarnarsi nella storia e nelle diverse culture di ogni tempo, se vuole penetrarle e trasformarle. Questo compito implica un ascolto rispettoso degli altri; uno studio serio e attento che aiuti a cogliere i semi del Verbo nelle culture e nelle altre religioni; il riconoscimento dell’altro nella sua identità, senza pretendere di ridurlo a noi stessi. Una vera inculturazione del Vangelo, quindi, sì dà solo all’interno di un dialogo onesto e critico con le varie culture.
Dialogare con la cultura del frammento. Per questo dialogo si deve avere una visione positiva del mondo, anzi amarlo e guardarlo col cuore. Questo ci permetterà di aprirci e cogliere il bene di questa nuova realtà senza essere ingenui. È necessario un discernimento che ci permetta di scoprire la presenza di Dio e di distinguere nella nostra cultura l’essenziale da ciò che è secondario e ciò che è irrinunciabile da ciò che è negoziabile. La fuga mundi, in questo senso, non è fuga e abbandono della famiglia, ma entrare nel suo seno per denunciare e rifiutare le idolatrie oggi di moda.
Andare per il mondo come “pellegrini e forestieri”. Così potremo scoprire le sue necessità e i suoi  limiti e annunciare il Vangelo della liberazione (cf. Lc 4,18-19). Siamo stati chiamati a portare il Vangelo nelle periferie, nel deserto e nei luoghi di frontiera e lì assumere la difesa e la promozione della vita e il rispetto della natura, denunciando la presenza del peccato personale e sociale. Nessun uomo sfugge allo sguardo della fede e, perciò, nessuno è estraneo alla nostra opera evangelizzatrice.
Elaborare un progetto di evangelizzazione, un progetto non solo personale, ma fraterno, elaborato in chiave francescana, in fraternità e in minorità. Un progetto in cui primeggi lo spirito di orazione e devozione, perché questa è la condizione di base e insostituibile per essere discepolo e missionario.
Unire Vangelo e promozione umana. Tra evangelizzazione e promozione umana esistono legami molto forti (cf. EN). L’evangelizzazione, quindi, non deve dimenticare le questioni che riguardano la giustizia, la liberazione, lo sviluppo e la pace nel mondo.
Rinnovare il linguaggio. È necessario cercare nuovi linguaggi e mediazioni che siano capaci di mostrare la bellezza della Buona Notizia. Un linguaggio più vicino alla vita, più umile e meno ampolloso (aperto alle domande e ai suggerimenti), più sapienziale, più impegnativo e creativo.

EVANGELIZZAZIONE AD GENTES

La missione ad gentes fin dall’inizio è parte del nostro carisma. Per questo, in questo momento storico, siamo chiamati a rilanciarla sia che si tratti di annunciare Gesù per la prima volta, sia per rafforzare alcune presenze laddove la fede è ancora fragile. Questo è il cammino per impiantare la Chiesa e l’Ordine.

Principali attività
–    La pubblicazione di sussidi e strumenti di animazione.
–    Visite a Entità e Conferenze da parte del Moderatore delle missioni.
–    La formazione dei nuovi missionari in collaborazione con l’OFMConv e l’OFMCap; la formazione permanente         di quanti già fanno parte dei Progetti. Dal 2003 ad oggi sono stati preparati 38 missionari.
–    Due incontri con i Vicariati, le Prefetture e le Prelature apostoliche affidati all’Ordine.
–    Un Simposio internazionale sul dialogo interetnico e la riconciliazione.
–    Il primo Capitolo spirituale dei Frati cinesi.
–    La collaborazione ai Progetti missionari che dipendono dalle Province o dai Vicariati apostolici legati all’Ordine attraverso personale e risorse economiche.

Segni di vita
L’apertura di nuove Fondazioni missionarie: Mianmar e Sudan. Sono state anche sostenute delle Fondazioni che dipendono dalle Province come in Burkina Faso e in Namibia.
La rifondazione di alcuni progetti missionari: Russia- Kazakistan e Tailandia. In entrambi i progetti si è rafforzato il personale e la formazione delle vocazioni indigene.
Il miglioramento dei contatti con i Frati cinesi. Si è svolto il loro primo Capitolo.
Il risveglio dell’ardore missionario. In questo sessennio il Ministro generale ha concesso l’obbedienza per partire missionari a 99 Frati, di cui  36  per la Terra Santa.

Chiamate alla conversione
La mancanza di coscienza missionaria, che porta alla mancanza di personale per i progetti missionari dell’Ordine. La maggior parte delle vocazioni vengono ancora dalle Province più anziane e, a volte, con poche risorse.
La mancanza di solidarietà economica con i Progetti missionari dell’Ordine. La maggior entrata del Segretariato generale per l’Evangelizzazione è quella del 6% per le missioni proveniente dalle Province e Custodie, che però non sempre lo versano, generando grandi difficoltà per venire incontro ai bisogni dei missionari.

Aperti al futuro
Rilanciare il progetto missionario dell’Ordine. Una nuova coscienza missionaria sarà motivo di rinnovamento e di speranza per il futuro di tutte le Entità. L’ardore missionario ci aiuterà a lasciarci alle spalle la stanchezza, la routine, la rassegnazione, la paura e il pessimismo. Abbiamo bisogno di lucidità, audacia e passione per uscire, attraversare le frontiere e annunciare la Buona Notizia. È così che il nostro Ordine rimarrà sempre giovane.
È molto importante la formazione di discepoli e missionari. Una formazione che porti alla convinzione che il meglio che può capitare nella vita è di incontrare Gesù e che il più bel regalo che si può fare agli altri è di farglielo conoscere.
La revisione delle strutture formative, di conseguenza, è un imperativo improrogabile. Delle strutture che formino un humus missionario, un ambiente esigente e di una certa austerità, tenendo presente che il benessere esagerato è il primo nemico della missione ad gentes.
Nel processo di ridimensionamento delle presenze è necessario che la missione ad gentes sia uno dei criteri fondamentali per il discernimento. Abbiamo bisogno di un rinnovamento delle strutture che susciti mistica e passione e che aiuti anche a mantenere gli attuali progetti dell’Ordine e ad aprirne altri.
È bene chiarire il posto che la missione ad gentes occupa nell’azione evangelizzatrice della Chiesa e dell’Ordine. È, infatti, sempre presente il rischio che la missione ad gentes perda la sua attrattiva  e il suo senso se affermiamo, tout court, che ogni forma di evangelizzazione è già missione e che ogni posto è terra di missione. Ovviamente questa osservazione non comporta la negazione di quanto detto precedentemente, ma ha bisogno di essere precisata.
Il consolidamento e l’apertura di presenze missionarie in terre promettenti continuano ad essere compiti attuali imprescindibili. In questo senso l’Africa e l’Asia ci lanciano di nuovo altre sfide.

IL SERVIZIO PER IL DIALOGO (=SD)

Il nuovo nome dell’evangelizzazione è il dialogo. Alla luce della spiritualità francescana il dialogo si trasforma in un impegno di fedeltà e responsabilità, oltre che in un metodo di missione.

Principali attività
Riorganizzazione del SD così che una sola commissione si incaricasse del dialogo ecumenico, interreligioso e culturale.
Elaborazione di sussidi formativi e altre pubblicazioni.
Visite a diversi patriarcati e ad esponenti di altre religioni. Il loro scopo principale è stato di creare buoni rapporti e di giungere ad una collaborazione ecumenica e interreligiosa.
Realizzazione di seminari sull’ecumenismo e sul dialogo interreligioso.
Erezione canonica della Fraternità di Istanbul, con la finalità di portare avanti il dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa e il dialogo interreligioso con l’Islam.

Segni di speranza
Ci sono molte iniziative di dialogo nelle tre direzioni: ecumenico, interreligioso e culturale.
Il dialogo della vita che avviene in vari paesi, dove i cattolici sono una minoranza: Terra Santa, Marocco, Indonesia, Pakistan, Egitto, India, Russia e Giappone.
Corso sul dialogo organizzato ogni anno dalla Fraternità di Istanbul.
Formazione ecumenica svolta dall’Istituto ecumenico di Venezia, affiliato alla PUA.

Chiamate alla conversione
Il dialogo ecumenico nell’Ordine è nato orientato quasi esclusivamente al mondo ortodosso. È importante aprirsi ad altre Chiese come la luterana e l’anglicana.
Sono pochi i Frati che si occupano di attività di tipo ecumenico o interreligioso.
In diverse Conferenze ed Entità ci sono difficoltà che impediscono la creazione di strutture per il dialogo.
Il Governo generale deve definire meglio gli obiettivi e le competenze del SD.
Anche il dialogo con la cultura è una preoccupazione. Si ha l’impressione che ci stiamo rinchiudendo sempre di più. Questo atteggiamento può essere un segno della nostra scarsa formazione intellettuale.

Aperti al futuro
Mi sembra necessario crescere nella cultura e nella spiritualità del dialogo; formarci e formare specificamente alcuni Frati perché possano lavorare in questa dimensione. Mi sembra urgente coinvolgersi nel dialogo con le culture e con la cultura. È imprescindibile che il Vangelo si incarni nella cultura attuale e nella molteplicità delle culture, tenendo presente i loro linguaggi, concezioni, simboli e tradizioni religiose.
Perché il nostro dialogo con la cultura sia fecondo siamo chiamati a recuperare con spirito critico il nostro patrimonio filosofico, teologico, mistico e artistico, per attualizzarlo nelle situazioni concrete in cui viviamo.

I nostri centri educativi al servizio della missione evangelizzatrice
L’educazione è parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. Attualmente è uno degli areopaghi moderni più importanti per la trasmissione dei valori evangelici e francescani. Anche se il nostro Ordine non ha come finalità primaria l’educazione, senza dubbio siamo una presenza significativa in questo settore, avendo attualmente 749 centri di studio.
L’educazione, poi, è uno spazio privilegiato di incontro e di dialogo ecumenico e interreligioso; uno spazio di dialogo con la scienza e con la tecnologia. In questo settore bisogna, perciò, lavorare con passione, lucidità e sapienza.
I nostri centri educativi per questo motivo sono chiamati ad offrire una formazione ispirata e impregnata dallo spirito del Vangelo. Il progetto educativo, in questa prospettiva, deve armonizzare il divino e l’umano, il Vangelo e la cultura, la fede e la vita.
La comunità educativa, da parte sua, deve sentirsi veramente missionaria e, in questo modo, sforzarsi per illuminare con la fede tutti gli aspetti dell’educazione, confermando ed elevando i valori umani.

Attività principali
Si sono realizzati tre Congressi continentali: in Argentina (Córdoba, 2006), in Spagna (Córdoba, 2007) e in Perù (Cusco, 2008). In ognuno di essi ci si è avvalsi della partecipazione attiva di religiosi e religiose, di laici e di laiche.
La pubblicazione del sussidio: Andate e insegnate. Linee guida per l’educazione francescana (2009), in cui si delineano le sfide di oggi, l’antropologia e la pedagogia francescana, gli agenti dell’educazione e le mediazioni educative.

È importante notare la partecipazione del Definitorio generale e dei diversi esperti nell’accompagnamento delle Entità che hanno Centri educativi o nelle attività educative menzionate.

Segni di speranza
Una maggiore coscienza del valore dell’educazione nell’azione evangelizzatrice sia da parte dei Direttori dei Centri che dei Frati che si dedicano all’insegnamento.
L’elaborazione, a livello di Entità e di Conferenze, del Progetto educativo in chiave cristiana e francescana per i Centri educativi.
La stretta collaborazione dei Frati con la comunità educativa (docenti, amministratori, studenti e familiari). Tale collaborazione implica la partecipazione dei laici alla nostra spiritualità e, perciò, alla missione evangelizzatrice della Chiesa.
La formazione permanente degli educatori. Questo compito, da cui dipende il presente e il futuro dei nostri Centri educativi, è stato assunto con responsabilità dai rispettivi Direttori.

Chiamate alla conversione
L’educazione, in molti casi, non è ancora vista come un vero ministero pastorale. Spesso quelli che lavorano in questi settori sono considerati “a parte” rispetto al resto dell’Entità e come persone che godono di certi privilegi. Questo modo di pensare, molte volte, è avallato da atteggiamenti e azioni dei Frati educatori.
Trattenere lo stipendio senza alcuna giustificazione da parte di alcuni Frati educatori.   
La presenza e la partecipazione dei laici alla nostra missione evangelizzatrice non è ancora sufficientemente valorizzata. In molti casi si guarda a loro come ad un male necessario o si pensa che debbano svolgere ministeri educativi simili a quelli dei Frati.

Aperti al futuro
In ogni Centro educativo siamo chiamati a rivivere con fedeltà, inventiva e audacia il carattere profetico della nostra forma di vita. Per questo è urgente analizzare la situazione di ciascun Centro alla luce del nostro carisma. In questa valutazione si deve tener conto di tre elementi tra loro strettamente collegati:

–    comunità educativa profetica. La comunità educativa deve presentarsi come testimone di Dio. Per questo è necessario promuovere una solida spiritualità.
–    Pedagogia profetica. Lo stile, i metodi e i contenuti devono contribuire ad offrire un’educazione che permetta agli studenti di essere agenti di trasformazione della società secondo i disegni di Dio; a ricreare stili di vita che riempiono di speranza le nuove generazioni; a formare uomini liberi, giusti, responsabili.
–    Strutture profetiche. Le strutture educative devono essere a servizio di una causa superiore: far crescere studenti e professori umanamente, socialmente ed ecclesialmente. Per questo è importante non curare solo l’aspetto accademico, ma anche le relazioni umane, gli spazi di preghiera, il tempo libero, i messaggi che si trasmettono, la collocazione sociale dei nostri Centri, ecc.

La nostra educazione deve essere creativa. Dobbiamo scommettere sull’utopia e la speranza che abbiamo di portare la Buona Notizia ai giovani di oggi.


CONCLUSIONE
È tempo di sognare

Il peggio che possa succedere ad una persona è di smettere di sognare. Significa che ha perso la capacità di creare futuro, che rinuncia a vivere il presente con passione, che, in definitiva, la morte si avvicina a passi da gigante. Per questo voglio sognare e voglio pensare che tutti i Frati desiderino sognare, perché desideriamo vivere e creare futuro. Per questo vi invito a sognare con me. Quando si sogna da soli, il sogno può restare pura utopia, ma quando due sognano insieme, il sogno ha la possibilità di convertirsi in realtà. E se invece di essere due a sognare, fossero circa 16.000? Vi invito, cari Fratelli, a condividere alcuni sogni che, grazie a Dio, non sono solo miei.
Sogno una vita francescana più contemplativa in cui noi Frati ci muoviamo con passione, aperti al soffio dello Spirito. Una vita radicata nell’incontro pieno di stupore ed entusiasmo con Gesù Cristo che ci chiama a seguirlo con tutto il cuore, a tempo pieno e giocandoci tutto. Sogno una vita francescana che si converta in grido profetico dell’assoluto di Dio, in un mondo in cui si moltiplicano gli idoli e la fede si diluisce o si svia.
Sogno una vita francescana che viva permanentemente sotto l’azione dello Spirito e sia fedele alle proprie ispirazioni. Sarà una vita francescana capace di esplorare nuove vie del Vangelo, aprendo nuove presenze là dove Egli suggerisce. Sogno una vita francescana in cui la passività, la paura, il sistemarsi e il conformismo, per quanto mascherati dalla logica e dalla prudenza, cedano il passo all’audacia e alla creatività evangelica, segni della presenza dello Spirito in noi.
Sogno una vita francescana che, seguendo la forma di vita che ci ha lasciato Francesco, sia capace di cogliere le disumanizzazioni del nostro tempo ed abbia il coraggio di andare alla periferia, alle frontiere, verso i chiostri inumani, là dove nessuno vuole andare, per abbracciare i lebbrosi e presentarli al Dio amore.
Sogno una vita francescana profetica che, da una profonda identificazione con Cristo, si converta in passione ed esperienza fondante di vita, senta l’urgenza di annunciare il volto misericordioso di Dio, la fraternità, la riconciliazione, la pace e la solidarietà. Sogno una vita francescana che si converta in memoria testimoniale della tenerezza del nostro Dio e della forza del suo Spirito.
Sogno una vita francescana samaritana, in un mondo di gente abbandonata lungo la strada, ferita, mezzo morta, violentata, insicura. Sogno una vita francescana dedita alla missione, inserita e inculturata, frutto di molta contemplazione, di un esigente distacco e di un grande amore alla gente, perché solo così potrà generare una cultura di vita e della civiltà dell’amore.
Sogno una vita francescana che sia profezia di fraternità che interpella tutti e che, in mezzo ad un mondo lacerato da rivalità e violenze di ogni tipo, offra spazi di incontro, di accoglienza, di gratuità, di festa, di condivisione serena e gioiosa. Una vita francescana che sia memoria che provoca il desiderio vitale presente nel cuore di ogni persona, fatta per vivere con gli altri e non ai margini degli altri.
Sogno una vita francescana in cui la povertà non genera tante discussioni ma è una realtà del cuore che genera gioia; in cui l’obbedienza non si vive come lotta e rassegnazione, ma come un’appassionata ricerca di dialogo e di discernimento del volere di Dio; dove la castità e il celibato siano vissuti con cuore aperto a tutti e distaccato e, perciò, gioioso.
Sogno una vita francescana dotata di lucidità, capace di guardare lontano, per vedere quello che gli altri non vedono, piena di immaginazione e coraggio, capace di impegnarsi nella ricerca di forme alternative di vita. Sogno una vita francescana che, sullo stile di Francesco, ami con fedeltà creativa la Chiesa e sia essenzialmente pasquale: segno, simbolo, parabola e profezia del Regno.
Sogno una vita francescana che sappia spogliarsi di tutto quello che le impedisce di camminare nella direzione segnata da Francesco 800 anni fa. Sogno una vita francescana capace di creare otri nuovi per un vino nuovo, che sappia dare risposte nuove alle sfide nuove, che scelga strutture nuove, capaci di veicolare vita e vita in abbondanza.
Sogno una vita francescana che avanzi, con un bagaglio leggero, verso il futuro, seguendo il Signore della storia, con il fuoco della passione che arde dentro, sapendo che Lui può fare oggi grandi cose con gli umili di cuore, come le fece 800 anni fa con Francesco e Chiara d’Assisi.
Il profeta annunciò che sarebbero arrivati giorni in cui i giovani avrebbero suonato e gli anziani profetizzato. E se questi giorni fossero già arrivati?