Beati e Servi di Dio - Provincia di San Michele Arcangelo dei Frati Minori di Puglia e Molise

Beati e Servi di Dio

1. BEATO BENVENUTO DA GUBBIO (+ 1232)
Lo scrittore medievale fr. Tommaso da Pavia riporta nel suo Dialogus (1244) che a Corneto (cittadina che si trovava nel territorio di Ascoli Satriano) dimorò e morì in chiara fama di santità frate Benvenuto da Gubbio.

Discepolo immediato di San Francesco, lasciò l’attività militare ed entrò nell’Ordine nel 1222. Fu inviato in Puglia, dove, come attesta Marco da Lisbona, si mise a servizio dei lebbrosi. Si distinse nella pratica dell’ubbidienza. Amò madonna povertà. Imparò l’arte di saper soffrire nelle infermità che lo afflissero. Gustò, nella gioia del silenzio, le dolcezze della contemplazione. Morì il 27 giugno 1232.

Papa Innocenzo XII (1601-1700), con un suo decreto intorno all’anno 1697, confermò il culto ab immemorabili reso al Beato Benvenuto. E’ patrono di Deliceto, dove si conserva la reliquia di un braccio, mentre si è perso traccia del resto del corpo.
La Provincia ne celebra la memoria il 27 giugno.

BEATO GIACOMO DA BITETTO2. BEATO GIACOMO DA BITETTO
(
n. 1400 - + c. 1496)
Giacomo Varingez nasce a Zara (Dalmazia) da Leopoldo e Beatrice ai primissimi del 1400. Quando giunge a Bari, presumibilmente a metà degli anni trenta, l’Italia e l’Europa sono attraversate da movimenti di riforma religiosa che tra i francescani ha il proprio campione in san Bernardino da Siena.

E’ proprio in terra di Puglia che Giacomo accoglierà la vocazione francescana, svolgendo il suo noviziato nell’appena costruito convento di Bitetto (1432), appartenente all’Osservanza. Inizierà così un rapporto speciale con la gente di questo paese dove risiederà, tranne sporadici trasferimenti in conventi vicini (S. Maria all’Isola di Conversano e S. Maria degli Angeli di Cassano M.), fino alla morte, che avverrà circa l’anno 1496.

In questi cinquanta anni fra Giacomo svolgerà nel convento bitettese l’umile mansione di cuoco, alternandola con la pratica davvero minoritica della questua porta a porta. Non si limiterà a chiedere “la limosina” per amor di Dio, ma in ogni casa e in ogni famiglia porterà la luce di una semplice ma efficacissima “direzione spirituale”. Questuante non solo per sé ma per i tanti poveri che incontrava, nonostante fosse vecchio, si prodigò eroicamente per i bitettesi nella peste del 1483.

La stima e l’amore per questo autentico figlio di san Francesco aumentarono alle prime testimonianze di miracoli, alcuni dei quali lui vivente. Il più sorprendente e da tutti facilmente riscontrabile rimane il suo stesso corpo, ritrovato incorrotto nel 1505 e tutt’oggi esposto alla venerazione dei fedeli e dei suoi “amici” che giungono da ogni dove per affidarsi alla sua protezione.

Nel 1700 Papa Clemente XI lo proclamò Beato e, dopo l’ultima ricognizione eseguita dal prof. Cortesini nel 1986, si è  celebrato il  processo diocesano per la sua piena canonizzazione, terminato il 12 febbraio 1990.
La Provincia celebra la memoria del Beato Giacomo il 27 aprile.

3. SERVO DI DIO P. ANTONIO DOTA (n. 1889  - + 1937)
P. Antonio fu accolto come novizio nel Convento di S. Maria della Misericordia di Casalbore (Avellino), il 12 settembre 1889 a 27 anni di età; il 4 settembre 1892 fu ordinato sacerdote. Fu subito inviato nel Convento di Montecalvo Irpino come Maestro dei Novizi, che fu quasi la sua seconda vocazione. Infatti, eccettuati gli anni impegnati nell’esplicare gli uffici di governo, fu quasi sempre in Noviziato. Dal 1892 al 1898 fu nel Noviziato di Montecalvo Irpino (Avellino); dal 1905 al 1908 in quello di Biccari (Foggia); dal 1911 al 1915 nuovamente a Montecalvo; poi a Vitulano (Benevento) dal 1923, data di apertura di questo Noviziato, sino alla sua morte, avvenuta nel 1937.

La sua educazione era paterna, ma fermamente severa. Il suo metodo era di contemperare la mitezza alla severità, perché i Novizi  acquistassero una dirittura di carattere e di convinzioni. Anzitutto aveva di mira di formare interiormente i giovani e bramava comunicare ad essi il gusto della preghiera. Li precedeva con il suo esempio: la sua giornata era preghiera e meditazione. Alternava con i Novizi conversazioni spirituali, letture di libri ascetici, visite a Gesù Sacramentato, recita del Rosario e pio esercizio della Via Crucis. Così tutti i  giorni.

Circa la sua attività da Ministro Provinciale, la sua opera si svolse nel periodo iniziale della nuova Provincia, tempo di grave disagio per la fusione che raggruppava religiosi provenienti da luoghi disparati e destinati a vivere sotto il medesimo tetto da un momento all’altro, per cui fu improntata ad un indirizzo di equilibrio e di moderazione, doti confacenti  al suo carattere mite e benevolo.

Nel 1905, al nuovo Capitolo, fu eletto Custode (Vicario) a pieni titoli. Il nuovo Ministro Provinciale, P. Filippo Petracca, per andare incontro al suo desiderio di solitudine e di osservanza, lo destinò al convento di Biccari, sede di Noviziato, con l’ufficio di Guardiano.

Fu rieletto Ministro Provinciale nel Capitolo celebrato a Molfetta nel 1908, rimanendo in tale carica fino al 1909, anno in cui fu eletto Definitore Generale. Con il nuovo Ministro Generale, P. Pacifico da Monza, rientrò nella sua Provincia di origine, la Provincia Sannito-Irpina di S. Maria delle Grazie, costituita l’8 maggio 1911 con sede a Benevento. Trascorse gli ultimi anni nel Convento di Vitulano; si addormentò nel Signore il 19 novembre 1937, all’età di 74 anni.

La sua fama si accrebbe dopo la morte e si raccontano numerosi episodi prodigiosi avvenuti per sua intercessione. Il 1° ottobre 1957 fu avviato il processo di canonizzazione presso la diocesi di Napoli, che si concluse il 31 dicembre 1980.

SERVO DI DIO P. AGOSTINO CASTRILLO4. SERVO DI DIO P. AGOSTINO CASTRILLO (n. 1904  - + 1955)
il Padre Agostino Castrillo nacque a Pietravairano (Cs) il 18 febbraio 1904. All’età di 15 anni vestì l’abito francescano e a 21 si consacrò definitivamente al Signore con la professione religiosa. Compiuti gli studi filosofici e teologici, l’11 giugno 1927 fu ordinato sacerdote. Dopo aver insegnato per alcuni anni Belle Lettere, nell’agosto del 1933 fu chiamato a Foggia in qualità di Segretario della Provincia, incarico che conservò per un sessennio.

Nel 1936 gli fu affidata la parrocchia di Gesù e Maria in Foggia, nella quale svolse un intenso apostolato fino al 1946. Nel 1940 fu eletto Ministro Provinciale e nel 1943 riconfermato nello stesso ufficio per un altro triennio.

Durante il suo provincialato nella Provincia si diede l’avvio a quel rifiorire di iniziative che sarà una felice caratteristica degli anni successivi. La Provincia divenne un cantiere di attività d’ogni specie. Si ebbero nuove fondazioni e nuove attività apostoliche.

Nel 1946 fu chiamato a Roma, dove gli fu affidato l’incarico di Padre Spirituale degli Studenti del Pontificio Ateneo Antoniano. Dal gennaio del 1948 al 1950 fu Commissario Provinciale della Provincia Salernitano-Lucana e poi Ministro Provinciale fino al 1953. Rieletto Ministro Provinciale della medesima Provincia, il 17 settembre 1953, appena due mesi dopo la rielezione, gli perveniva la nomina a Vescovo della diocesi di S. Marco Argentano e Bisignano in provincia di Cosenza.

Poté esercitare l’ufficio di Pastore soltanto per poco tempo, perché un male inguaribile lo tenne inchiodato a letto per 13 mesi. Morì santamente il 16 ottobre 1955 dopo una vita ricca di opere, totalmente spesa al servizio di Dio e dei fratelli.

Religioso pio e devoto, passava ore intere nella preghiera e nella meditazione. Il fervore francescano lo accompagnò in tutta la vita e non valsero a diminuirlo le occupazioni inerenti i suoi alti e impegnativi uffici. Superiore prudente e caritatevole, era sempre a disposizione dei suoi confratelli, che edificava col suo esempio e incoraggiava con la sua parola semplice e incisiva. Parroco zelante e laborioso, si adoperò in tutti i modi, specialmente durante gli orrori della guerra, per aiutare e consolare i suoi fedeli, specialmente quelli più poveri e più bisognosi.
Vescovo saggio e illuminato, in breve tempo conquistò il cuore dei sacerdoti e del popolo delle due Diocesi affidate alle sue cure. E quando il male lo costrinse all’immobilità, il suo letto divenne una cattedra e un altare.
Il processo diocesano di canonizzazione, avviato il 5 maggio 1985, è stato concluso 21 febbraio 1999.


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